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Un compleanno in comunità

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La psicologia ci insegna che nella vita di una persona gli eventi responsabili di forte stress sono tre: il lutto, il divorzio e il trasloco.

A questi tre eventi mi sento serenamente di aggiungere anche “organizzare la festina di compleanno dei propri figli”.

Per le mamme che come me soffrono di una leggera sindrome da controllo, ogni anno è la stessa storia: la data si avvicina e cresce l'ansia. Dove la organizzo? Chiamo un animatore? Invitiamo tutta la classe? Quanto cibo preparo? Sarò in grado di gestire l'orda di mostri urlanti?  AAARG!

Mi sono fatta un'idea a riguardo: o hai molti soldi, affitti un posto super-figo (tipo gonfiabili) o paghi un team di giovani animatori instancabili (“Ok bambini, adesso giochiamo a questo … fatto! … allora passiamo a quello … fatto! … bene, beccatevi questo...”), oppure ti ritrovi con le altre mamme in un Patronato a urlare per farti capire, anche se ti trovi alla distanza ideale per ballare un lento. Quest'anno per il compleanno di mio figlio ci ero quasi ricaduta.

Per limitare i danni, avevo pensato di chiedere alla Fondazione cav. Guido Gini l'uso di una delle Sale Milleusi, creare un micro-ghetto temporaneo dove rinchiudere i piccoli invitati e bermi l'amaro calice di queste due ore di tormento ma poi, complice il bel tempo e un rifiuto di usare lo spazio asfaltato sul retro, ho dovuto cambiare piani.

Ho dovuto chiedere aiuto ed è stata la cosa migliore che mi potesse capitare.

Ho scoperto che potevo usare il giardino e che le mie vicine/amiche erano disponibili a darmi una mano a preparare il cibo e a gestire i barbari minorenni.

A questo punto, è partita la potente macchina organizzativa della comunità: per prima cosa, con Celine abbiamo deciso di trovarci il pomeriggio antecedente alla festa per preparare le pizzette. Dopo un'attenta riflessione e un breve dibattito (che in comunità non manca mai), l'idea delle pizzette è stata accantonata a favore di una cena comunitaria, che non c'entrava niente ma che ci andava di fare, e che ha sicuramente contribuito a sollevarmi il morale.

torta di ines e karl

Il giorno successivo, Ines e Karl hanno preparato una torta talmente bella e buona che ancora mi sembra impossibile sia stata cotta in una cucina normale e con utensili normali (tra cui la mia spatola)... ma forse la differenza la fanno i cuochi, che sono sicuramente eccezionali!

Alla fine la festa è andata bene ma anche qui il merito in parte va sicuramente a Ines e Madeline che hanno giocato come pazze al salto della corda e dell'elastico, coinvolgendo buona parte dei bambini.

Alcune mamme guardavano con stupore questo carosello di vicini disponibili e sorridenti che passavano per dare una mano, per mangiare una fetta di torta o anche solo per fare un saluto.

Ho un'immagine piuttosto sfocata della giornata ma mi rimane una sensazione di rilassatezza e divertimento senza sforzo che deve essere stata percepita anche dagli altri ospiti, tanto che qualcuno si è lasciato sfuggire un “Vengo anche io a vivere qua!.

Se in futuro dovessimo offrire gli spazi della comunità per i compleanni mi piacerebbe dare anche questo alle mamme che arrivano: la sensazione di non essere sole e abbandonate al proprio destino, uno spazio di ascolto in cui possano sfogare le proprie ansie e la consapevolezza che “comunque vada sarà un successo” perché loro ci hanno messo tutto il loro amore.

Elena Fido

 

Commenti   

 
0 # francesca 2012-04-02 09:30
meravigliso questo racconto!!!
...possiamo venire anche noi a vivere là??? ;-)))
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