Convivialità, accoglienza, condivisione: pilastri della comunità

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Avvicinandovi allo stand del Villaggio durante il festival "Ritmi e Danze dal Mondo" di Giavera del Montello ce li avete chiesti in molti. Anche durante le visite al Villaggio l'occhio cade sempre lì. E allora, ecco gli scritti scelti come introduzione ai pilastri sui quali si fonda l'esperienza di comunità vissuta ogni giorno nel Villaggio Solidale di Mirano dalle famiglie e dai single de "Il Grappolo".

Vi introduciamo allora a "Convivialità", "Accoglienza in famiglia e tra famiglie" e "La condivisione", con l'augurio che possano ispirare e motivare a vivere  pienamente le proprie giornate al fianco di ogni altra persona.


CONVIVIALITÀ

Evitiamo il rischio che la vita di ogni famiglia si svolga entro i confini limitati dell'appartamento in uso di ciascun nucleo famigliare e ci si 'sfiori' tante volte al giorno senza relazionarsi. Secondo l'esperienza vissuta finora, l'ingrediente determinante è ritagliare ogni giorno del tempo, in modo variabile ed elastico, per l'altro. Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano assieme!
SALMO 133, La vita fraterna

ACCOGLIENZA IN FAMIGLIA E TRA FAMIGLIE

Una famiglia accoglie un'altra famiglia e ne nasce una comunità.
Una compagnia di porcospini, in una giornata d'inverno, si strinsero tra di loro per proteggersi, col calore reciproco, per non rimanere assiderati. Ben presto però sentirono le spine del vicino. Il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno, di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.
A. Schopenhauer

LA CONDIVISIONE

Raccontare la propria esperienza personale e ascoltare quella degli altri, senza commenti né dialoghi, è un dono che ci facciamo gli uni gli altri con questo spirito: "Se raccontiamo una sofferenza, questa diminuisce, se raccontiamo una gioia, questa aumenta".
Don Tonino Bello
C'era una volta un re che aveva una figlia di grande bellezza e straordinaria intelligenza. La principessa soffriva però di una misteriosa malattia. Man mano che cresceva, le si indebolivano le braccia e le gambe, mentre vista ed udito si affievolivano. Molti medici avevano tentato invano di curarla.
Un giorno arrivò a corte un vecchio del quale si diceva che conoscesse il segreto della vita. Tutti i cortigiani si affrettarono a chiedergli di aiutare la principessa malata. Il vecchio diede alla fanciulla un cestino in vimini, con un coperchio chiuso e disse: 'Prendilo, abbine cura e ti guarirà'.
Piena di gioia e attesa, la principessa aprì il coperchio, ma quello che vide la sbalordì dolorosamente. Nel cestino giaceva infatti un bambino, devastato dalla malattia, ancor più miserabile e sofferente di lei.
La principessa lasciò crescere in lei la compassione.
Nonostante i dolori, prese in braccio il bambino e cominciò a curarlo. Passarono i mesi, la principessa non aveva occhi che per il bambino.
Lo nutriva, lo accarezzava, gli sorrideva. Lo vegliava di notte, gli parlava teneramente. Anche se tutto questo le costava una fatica intensa e dolorosa. Quasi sette anni dopo, accadde qualcosa di incredibile. Un mattino il bambino incominciò a sorridere e a camminare. La principessa lo prese in braccio e cominciò a danzare, ridendo e cantando. Leggera e bellissima come non era più da gran tempo. Senza accorgersene, era guarita anche lei.