C'è quella storia dei soldi ai profughi... per fare chiarezza

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Da inizio giugno decine di migliaia di profughi stanno sbarcando in Italia. Un flusso ininterrotto di famiglie e singole persone che scappano da paesi in cui la loro incolumità e dignità è messa a rischio da politiche e regimi oppressivi.

Scriviamo queste righe per raccontare una situazione diffusa partendo da dei fatti concreti: servizi erogati e somme riconosciute per gestire questi servizi.

Qui al Villaggio Solidale da inizio giugno ogni settimana arrivano gruppi di circa 10 persone, che si fermano tipicamente per pochi giorni. Vengono soprattutto da Eritrea, Siria, Palestina, Pakistan. Si ristorano e poi ripartono per ricongiungersi ad amici o familiari in Europa o in Italia.

Cronache giornalistiche, voci di paese, opinioni dall'alto e dal basso interpretano questo fenomeno mettendoci davanti lenti che rimandano a una certa visione delle cose: ci sono infatti lenti della solidarietà, lenti dell'intolleranza, lenti della curiosità, lenti della politica di questo o di quell'area di appartenenza...

La "questione profughi" non ci lascia indifferenti. Forse non può proprio lasciarci indifferenti: il flusso migratorio è imponente, i media danno ampio spazio agli sbarchi e le recenti tragedie delle morti in mare hanno anche dato più attenzione a questo fenomeno.

Chi arriva a destinazione, in uno dei tanti centri in Italia che si sono proposti per l'accoglienza dei profughi, diventa un vicino di casa se non altro temporaneo, a volte visibile altre volte invisibile. Una delle grandi curiosità che animano l'opinione pubblica, sia i fiduciosi che i malfidenti è la famigerata "questione dei soldi".

Siamo dell'idea che ogni opinione vada ascoltata, magari non condivisa nel suo senso, ma senz'altro rispettata.

Ma poi, al di là delle opinioni ci sono i fatti. In queste righe sentiamo il bisogno di fare chiarezza sul tanto, forse troppo parlare dei soldi che vengono destinati ai programmi di accoglienza profughi. Più ancora, sulla gestione economica di queste ospitalità all'interno delle strutture che collaborano con le istituzioni. Ancora meglio, sulla gestione economica qui al Villaggio Solidale di Mirano.

Il Villaggio Solidale e le altre strutture della provincia di Venezia che hanno offerto posti letto per l'accoglienza profughi collaborano con la Prefettura di Venezia. La Prefettura ha chiesto a ognuna di queste strutture la disponibilità di alcuni posti letto: in questo momento il Villaggio Solidale ha messo a disposizione 20 posti (che in futuro sarà possibile aumentare di qualche unità).


Ogni ingresso di un nuovo profugo, genera queste voci di costo:


I costi dell'accoglienza quindi sono composti da spese vive (per materiali e utenze) e da spese per il lavoro degli operatori che seguono la gestione. Al Villaggio Solidale ci sono 3 operatori coinvolti (a tempo parziale) nella gestione del tutto, col supporto di alcuni ospiti volontari.

Per questa gestione complessiva, la Fondazione cav. Guido Gini (l'ente gestore per il Villaggio Solidale) per ogni profugo accolto riceve la somma di 31€ al giorno.

Il dato oggettivo è che i primi due giorni di accoglienza tipicamente sono molto concitati e più breve è la permanenza, più gli operatori sono chiamati sul campo, fino ad occupare a salti quasi tutta la giornata lavorativa.

E ora rispondiamo alla grande domanda che molti fanno: "E' vero che i profughi ricevono dei soldi per sè?".

E' vero, secondo queste modalità. La Prefettura indica di riconoscere nel conteggio dei 31€ ogni giorno per ogni profugo 2,5€ di pocket money per piccole spese personali

Scriviamo queste righe non per dare torto e ragione: questo non ci interessa. Le scriviamo per fare chiarezza su una gestione molto complessa, che assieme a servizi erogati in virtù di una pianificazione nazionale sull'emergenza profughi intende fornire alle persone accolte anche una tantum per quei pochi giorni che si fermano presso le strutture. I casi di permanenza prolungate si contano sulle dita di una mano (al Villaggio Solidale su circa 50 accoglienze, solo 4 persone - una famiglia - si è fermata per almeno 1 mese).

Ognuno trarrà le sue conclusioni. Vi invitiamo però a ragionarle partendo, anziché da dicerie di strada, da dei fatti.


- Riccardo Friede - Ufficio Sviluppo Fondazione cav. Guido Gini Onlus